Polizia Penitenziaria e 41 bis: Italia modello per l’Europa

Nov

05

2025
Polizia Penitenziaria e 41 bis: Italia modello per l’Europa
Polizia Penitenziaria e 41 bis: Italia modello per l’Europa

 

Dopo l’intervento del ministro della Giustizia Carlo Nordio, prosegue la “Conferenza sulla criminalità organizzata nelle carceri 2025 – Innovazione, intelligence e collaborazione internazionale”, in corso a Roma. L’incontro ha visto, per il dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, gli interventi tra gli altri del direttore generale dei Detenuti e del Trattamento Ernesto Napolillo, del direttore del Nucleo investigativo centrale (Nic) Ezio Giacalone, del vicedirettore generale del Personale Augusto Zaccariello e del direttore della Divisione impianti di sicurezza, sistemi antidrone e innovazione tecnologica Antimo Cicala.

Napolillo ha approfondito il concetto di istituto penitenziario come di un territorio da conquistare per la criminalità organizzata, perché potenzialmente è una zona di lucro: in carcere un grammo di cocaina arriva a costare molto di più rispetto all’esterno. “Nel carcere o c’è lo Stato o c’è la criminalità organizzata, non si possono lasciare spazi vuoti” ha sottolineato. Il Direttore generale ha posto l’accento sulla concatenazione tra sicurezza e trattamento all’interno degli istituti: “Il carcere avrà una vocazione trattamentale solo se viene garantita la sicurezza. La sicurezza penitenziaria oggi è un principio di legalità”.

L’Italia è considerata un modello nella lotta alla criminalità organizzata, dentro e fuori le carceri, ed é per questo che gli ospiti internazionali, vertici dell’amministrazione penitenziaria di vari Paesi europei, non solo hanno attentamente seguito gli interventi degli agenti italiani ma hanno anche posto domande per capire l’approccio italiano.

Il direttore del Nic, Ezio Giacalone, ha illustrato la strategia della Polizia Penitenziaria: “In Italia modello di intelligence basato sulla valutazione della minaccia e del rischio. Cerchiamo di addestrare il personale con un approccio che sia mirato all’intelligence e all’investigazione. La peculiarità italiana è che la Polizia Penitenziaria svolge diverse funzioni: ruolo di sicurezza nelle carceri, programmi di rieducazioni, ma fa anche parte del sistema di sicurezza nazionale e può spingersi al di fuori del carcere per le attività di indagine”.

Durante la conferenza si è parlato anche di 41 bis, per gli altri Paesi modello nella lotta alla criminalità organizzata nelle carceri, e i rappresentanti olandesi hanno infatti confermato che la normativa dei Paesi Bassi si sia ispirata alla legislazione italiana. Augusto Zaccariello, a proposito di questo regime speciale, ha confermato che “dopo le stragi di Capaci e Via D’Amelio fu necessario organizzare un gruppo specializzato: il Gom – Gruppo Operativo Mobile che si sarebbe occupato dei detenuti al 41 bis”. Nell’illustrare esempi di comunicazione dei detenuti con l’esterno, Zaccariello ha illustrato la specializzazione dell’agente penitenziario che é in grado di anticipare le mosse dell’organizzazione criminale: “Bisogna dare un’attenzione specifica a quello che avviene all’interno degli istituti penitenziari. I vertici della criminalità organizzata che vengono arrestati hanno la necessità in carcere di mantenere la leadership sul territorio e il flusso economico”.

Dell’impiego sempre maggiore di applicazioni tecnologiche per la sicurezza degli istituti penitenziari ha parlato il direttore della Divisione impianti di sicurezza, sistemi antidrone e innovazione tecnologica Antimo Cicala. “Stiamo lavorando in sinergia con tutte le articolazioni tecniche e operative dell’Amministrazione, dotando il personale del Corpo di polizia penitenziaria di nuovissimi e moderni strumenti di prevenzione e controllo. Fra questi, body-scanners, body-cam nonché impianti e dotazioni tecnologiche a protezione delle strutture penitenziarie per inibire le comunicazioni illegali e contrastare la minaccia dei droni, integrando la tecnologia con un peculiare approccio integrato tra intelligence interno, strumenti tecnologici, barriere fisiche in quota e investigazioni dedicate. In tema di videosorveglianza, stiamo ammodernando e implementando gli impianti portando avanti progetti pilota con introduzione di algoritmi predittivi di eventi critici mediante l’utilizzo di intelligenza artificiale. Inoltre stiamo lavorando alla possibilità di introdurre software di riconoscimento biometrico e antropometrico per elevare gli standard di sicurezza nelle attività di sorveglianza e monitoraggio dei detenuti e dei loro comportamenti all’interno degli istituti e nel controllo di sicurezza degli accessi. Infine é in preparazione un progetto di sorveglianza delle strutture per mezzo di droni che sarà affidato a personale specializzato del Corpo”.

La prima giornata di lavori si conclude così. Domani l’evento continuerà con approfondimenti sul lavoro del Corpo di polizia penitenziaria e sugli strumenti adoperati.