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Ha sostituito dalla metà degli anni '50 il vecchio fregio dell'epoca monarchica, raffigurante un'aquila in rilievo di colore argento all'interno di uno scudo con fondo azzurro e bordato in argento. In basso era presente il monogramma "RI" a lettere affiancate, in argento e rilievo. Sopra lo scudo era presente una stella a cinque punte, argentata ed in rilievo anch'essa.
Il fregio attuale rappresenta una torcia con fiamma a due fronde di alloro zigrinato. Al centro, sulla torcia è ricavato uno scudetto con fondo blu e bordato in argento che porta impresse le lettere "RI" sovrapposte anch'esse argentate.
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L'azzurro delle fiamme sull'argento del campo, nel primo, sono i colori tradizionali del Corpo.
La fiamma rappresenta la speranza del recupero, nella società, della persona in espiazione della pena, compito istituzionale del Corpo (art. 27 Cost.).
La fascia diminuita di rosso ricorda il sangue versato dagli uomini del Corpo degli agenti di custodia e dalle vigilatrici penitenziarie - oggi Polizia Penitenziaria - a difesa delle istituzioni democratiche e delle sue Leggi.
La pezza onorevole del palato di quattro, nei colori tradizionali, è simbolo di fermezza e di stabilità nella missione assegnata.
Lo stemma è timbrato dalla corona d'oro dei Corpi di polizia ed è circondato da fronde di quercia e di alloro, legate entrambe da nastro tricolore.
I peculiari compiti istituzionali del Corpo sono anche richiamati nel motto: "Despondere spem munus nostrum" (garantire la speranza è il nostro compito), iscritto nella lista d'oro alla base dello stema.
L'esigenza di mantenere viva la memoria dei Caduti del Corpo di Polizia Penitenziaria esprime il senso di appartenenza e la gratitudine verso coloro che hanno sacrificato la vita a difesa delle Istituzioni e per la democrazia del nostro Paese.
Mantenere vivo questo ricordo, condividerlo, trasmetterlo alle nuove generazioni, attraverso atti simbolici come, ad esempio, l'intitolazione di strutture dell'Amministrazione, vie, piazze ai Caduti della Polizia Penitenziaria, oppure attraverso iniziative editoriali e cerimonie celebrative per ricordare il sacrificio dei caduti, ha l'obiettivo di rendere visibile e comunicabile l'identità e il valore del Corpo di Polizia Penitenziaria.
Un popolo senza memoria è un popolo che non ha futuro, e la memoria, come la storia di popolo e di un paese, si costruisce anche attraverso il recupero della memoria dei fatti quotidiani. Nella "quotidianità" della nostra Amministrazione si inseriscono piccoli e grandi eventi, e, tra questi, un ruolo di primo piano lo assume il sacrificio di chi ha perso la vita svolgendo il proprio dovere al servizio della democrazia.
L'Amministrazione penitenziaria ha già da diversi anni avviato un lavoro di recupero della propria storia e della memoria, dando vita, tra le varie iniziative, a un progetto denominato "Progetto memoria". Questa sezione del sito è dedicata al ricordo dei Caduti e alle iniziative messe in atto per onorarne la memoria.
Caduti del Corpo
Decorati alla Memoria
Caduti dell'Amministrazione
Il Corpo di Polizia Penitenziaria, posto alle dipendenze del Ministero della Giustizia, Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, garantisce la sicurezza e le condizioni di legalità all'interno degli istituti penitenziari, collabora alle attività di reinserimento sociale delle persone condannate, per l'attuazione del fine costituzionale della pena, sancito nell'art. 27 della Costituzione.
La Riforma del 1990 ha affidato al Corpo di Polizia Penitenziaria, oltre ai tradizionali compiti di garanzia della legalità, dell’ordine e della sicurezza all’interno degli istituti penitenziari, anche quello della partecipazione al trattamento rieducativo dei condannati, conferendo così al Corpo una specificità che lo contraddistingue dalle altre forze di Polizia ad ordinamento civile e militare.
La smilitarizzazione, l’ampliamento delle funzioni e dei compiti, l’introduzione dei ruoli direttivi hanno consentito una nuova prospettiva nella professionalità e nelle funzioni di sicurezza. La Polizia Penitenziaria svolge i suoi compiti istituzionali nei 206 istituti penitenziari per adulti, nei 19 per minori, nelle strutture e servizi ad essi connessi. Nel corso degli anni il Corpo ha visto implementare i propri compiti e attribuzioni, finalizzati ed utili ad una maggiore efficacia nel raggiungimento del fine istituzionale.
Con la caduta dell’Impero Napoleonico e l’abolizione dei codici francesi del 1791 e del 1810, il Regno Sardo avviò la riforma delle leggi in materia penale. Sul versante carcerario, per quanto riguarda il personale addetto alla custodia delle carceri, nel 1817 furono promulgate le Regie Patenti che approvarono il “Regolamento della Famiglia di Giustizia modificato” che rappresenta, l’atto di nascita dei custodi delle carceri che nel Regno d’Italia assumeranno la denominazione di guardiani. Le carceri furono divise in sette classi, secondo il numero degli organici dei soldati di giustizia destinati a prestarvi servizio. A capo di ogni famiglia era posto un ispettore che aveva il compito di controllare l’operato delle guardie e di visitare le carceri più volte durante la settimana “senza prefissione di giorno”. Regie Patenti 1839 L’emanazione del Regolamento aprirà la strada a numerosi provvedimenti che avevano l’obiettivo, condiviso da importanti giuristi e filantropi, della rigenerazione morale dei condannati da cui sarebbe derivato anche un vantaggio per la società, principio accolto dalle Regie Patenti del 9 febbraio 1839, che stanziava la somma di due milioni per la costruzione e l’adattamento delle carceri centrali in maniera tale da rendere possibile il lavoro in comune e la segregazione di notte. 1860-1862 Le riforme carcerarie dopo l’Unità d’Italia Tra il 1860 e il 1862 vennero emanati cinque regolamenti relativi alle diverse tipologie di stabilimenti carcerari, che vennero così classificati: bagni penali (R.D. settembre 1860) dipendenti dal ministero della Marina e di custodia; carceri giudiziarie del Regno (R.D. 27 gennaio 1861, n.4681) case penali (13 gennaio 1862, n. 413) dipendenti dal ministero dell’Interno case di relegazione (28 agosto 1862, n. 813) – case di custodia (27 novembre 1862, n. 1018). Con il trasferimento della capitale da Torino a Firenze fu emanato il R.D. 29 novembre 1866 che sancì il passaggio dei Bagni penali dal ministero della Marina al ministero dell’Interno, a partire dal 1° gennaio 1866, destinandovi i condannati ai lavori forzati. Il personale in servizio presso questi stabilimenti passò dall’Amministrazione centrale del Ministero della Marina a quello dell’Interno. I diversi ordini di stabilimenti prevedevano altrettanti organici del personale amministrativo e di custodia. Non era previsto pertanto un unico organico che nazionale che si avrà, per quanto riguarda il personale di custodia, a partire dal 1873. Regio Decreto di approvazione del Regolamento generale per le Carceri giudiziarie del Regno 27 gennaio 1861 n. 4681 Art. 11 Il personale addetto al servizio d’ogni carcere si compone di un capo-guardiano, di un sotto-capo e di guardiani in numero proporzionato all’entità del servizio. Regio Decreto di approvazione del Regolamento generale per le Case di pena del Regno 13 gennaio 1862 n. 413 Art. 103 Il corpo dei guardiani delle case di pena è instituito per custodire e sorvegliare i condannati, per curare la sicurezza interna, per applicare le punizioni disciplinarie, ed eseguire tutti i provvedimenti che per tal uopo emanano dal Direttore. Art. 104 Il personale addetto al servizio d’ogni casa di pena si compone di un capo-guardiano, di un sotto-capo e di un numero di guardiani proporzionato all’entità del servizio. Nelle case di pena delle donne il servizio di custodia nell’interno dello stabilimento viene eseguito da guardiane. Regio decreto concernete gli Impiegati della Amministrazione carceraria 10 marzo 1871 n. 113 Art. 16 Il personale di custodia delle Carceri e degli Stabilimenti penali consta di: Capi Guardiani Sotto Capi Guardiani Guardiani Esso è ripartito in due categorie e compreso in due ruoli distinti, dei quali l’uno per le carceri giudiziarie, e l’altro per le case di Pena e Bagni penali Regolamento per l’ordinamento del personale di custodia degli stabilimenti carcerari 27 luglio 1873 n. 1511 Art. 1 Il personale di custodia delle carceri si compone di capiguardia, di sottocapi e di guardie. Art. 2 Il servizio interno delle carceri delle donne è disimpegnato da personale del loro stesso sesso Regio Decreto 9 ottobre n. 255: nasce la Direzione generale delle carceri dipendente dal Ministero dell’Interno Nel 1861, con Regio Decreto del 9 ottobre n. 255, fu istituita la Direzione generale delle carceri dipendente dal Ministero dell’Interno in sostituzione dell’Ispettorato generale. La direzione generale delle carceri sostituì la vecchia divisione del ministero, creata nel 1849 dal Regno Sardo, al cui vertice era stato posto un ispettore generale Primo direttore generale delle carceri del Regno d’Italia fu nominato, nel 1861, l’avvocato Giuseppe Boschi, già ispettore generale, che vi rimase in carica fino al 1870. Con decreto del 17 novembre 1869, le divisioni della direzione generale vennero ricostituite sulla base delle materie di pertinenza: divisione VII - del personale; divisione VIII - del servizio economico e delle manifatture; divisione IX - dei fabbricati, trasporti e affari diversi. Venne inoltre creato un gabinetto per gli affari riservati.
Palermo, 1977.
Attilio Bonincontro, Brigadiere degli Agenti di Custodia. Nato a Noto il 27 gennaio 1924.
In servizio alla Casa circondariale “Ucciardone” di Palermo, il Brigadiere Attilio Bonincontro era addetto all’Ufficio matricola ed era considerato l’archivio vivente dell’istituto. Alle 20 del 30 novembre1977,
Napoli, 1983.
Antonio Cristiano, Agente di Custodia. Nato a Trentola Ducenta (CE) il 3 febbraio 1956.
In servizio alla Casa circondariale di Napoli Poggioreale “G. Salvia”, il 2 dicembre 1983, nei pressi della propria abitazione, l’Agente Antonio Cristiano rimase vittima di un attentato ad opera di ignoti che, a bordo di una autovettura, lo colpirono a morte con numerosi colpi di arma da fuoco.
L’Agente Antonio Cristiano è stato riconosciuto "Vittima del Dovere".
Sant’Angelo dei Lombardi (AV), 1980
In servizio presso la Casa di Reclusione di Sant’Angelo dei Lombardi, il 23 novembre 1980, gli Appuntati degli Agenti di Custodia, Gennaro Bartolo, nato a Apice (BN) il 22 maggio 1942, Lorenzo Famiglietti, nato a Villamaina(AV) il 25 giugno 1940, Remo Forgetta, nato a Galluccio (CE) il 22 gennaio 1941. durante un violento terremoto, perdevano la vita nell’espletamento del servizio istituzionale.
A loro è intitolata, la Casa di Reclusione di Sant'Angelo dei Lombardi.
