“Proteggere chi protegge”, un bisogno che si fa impegno
mag
13
2026
“Lo consiglio a tutti i miei colleghi che ne hanno bisogno, non c’è nulla di cui vergognarsi. Il nostro lavoro è duro e metterci tutto sulle spalle non è facile”. A parlare è l’assistente capo coordinatore della polizia penitenziaria Piero Puri, testimone dell’importanza di ricevere supporto psicologico. Ha raccontato la sua esperienza durante il convegno “Proteggere chi protegge”, dedicato al sostegno per il personale del Corpo, presso la scuola dell’esecuzione penale “Piersanti Mattarella”.
Un po’ emozionato, Puri, in servizio nel carcere di Teramo, ha parlato del grave incidente stradale che ha coinvolto il figlio Andrea, un ragazzo di 17 anni. Ora sta bene, nonostante i numerosi interventi che ha dovuto subire. Ma da padre, l’assistente capo coordinatore ha deciso che per affrontare le proprie difficoltà avesse bisogno di una persona esperta: la psicologa dell’istituto. E l’ha fatto. Ma ha anche ammesso che non ce l’avrebbe fatta senza la grande famiglia della Penitenziaria: “c’erano colleghi che nemmeno conoscevo e che sono venuti a far visita in ospedale a mio figlio”, ha detto. Un sostegno non solo emotivo, ma anche economico: i colleghi hanno organizzato una colletta, per affrontare il periodo di cura e riabilitazione di Andrea.
Un tassello di dolore familiare che si aggiunge a un lavoro già molto duro. “In carcere si ha a che fare con un’umanità varia che si porta dietro le proprie storie, e che vive una situazione di regressione per la limitazione della propria libertà. Così, le persone detenute riversano la propria frustrazione su chiunque gli stia vicino”, dice la professoressa Anna Maria Giannini, direttrice del dipartimento di Psicologia dell’Università La Sapienza di Roma. Proprio questa ‘umanità varia’ rende gli eventi in carcere imprevedibili e mai uguali. Giannini e il suo staff hanno collaborato alla stesura di specifiche linee guida che, per la prima volta, uniformano le azioni di supporto psicologico per il personale del Corpo.
“Dietro a ogni uniforme vi sono responsabilità immense, ma anche fragilità”, ha detto Augusto Zaccariello, dirigente generale del Corpo. Che durante il suo intervento, ha anche parlato della sua esperienza personale: “E' difficile, quando sei solo dentro i reparti detentivi, con centinaia di detenuti da gestire. Solo, davanti a una sofferenza umana che devi comunque riuscire a gestire”, ha detto. Le parole del dirigente hanno suscitato la commozione di un’agente della Penitenziaria, una ragazza in servizio a Teramo: “Quanto è vero”, ha commentato sottovoce. È proprio per l’oggettiva difficoltà del lavoro del personale del Corpo, che l’Amministrazione penitenziaria si è data la priorità del supporto psicologico; per “prendersi cura non solo nell’emergenza, ma quotidianamente del proprio personale”, ha aggiunto Zaccariello.
Il capo Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Stefano Carmine De Michele, ha fatto riferimento a un “bisogno reale, più o meno palesato, all’interno del Corpo, che si è trasformato in progettualità strutturata per dare una risposta a questo bisogno”. Perché, ha aggiunto, “dietro a ogni scelta, anche del modello organizzativo, ci sono soprattutto le persone, uomini e donne del Corpo”.
Oltre alle linee guida, sono stati stanziati fondi per circa 5 milioni di euro dal 2022. A livello territoriale, è stato istituito un elenco dei referenti regionali per il supporto psicologico. Ogni appartenente al Corpo ha un vademecum con tutte le indicazioni utili – per esempio i segnali da non ignorare, a chi rivolgersi. Importante è poi contare su professionalità dedicate: è stato bandito il primo concorso per 35 medici della Penitenziaria, e a breve verranno avviate le procedure concorsuali per gli psicologi.
Durante il convegno è stato proiettato il video del Dap, girato nel carcere di Teramo. Un agente si sente solo, si isola dai colleghi, e non riesce a gestire quello che succede a lavoro, “dentro”, e quello che succede “fuori”: la propria vita, il rapporto con le persone amate. Sulle note di quelle anime inquiete dei 3 Doors Down e dei Lynyrd Skynyrd, la clip descrive le difficoltà che chi lavora nel corpo vive ogni giorno. “Tu proteggi i cittadini e lo Stato, ma chi ti è accanto può proteggere te“, è il claim finale, per ribadire l’importanza di chiedere aiuto.
