Intitolata al Gen. Enrico Ragosa la sede del GOM
ott
09
2026
Da oggi una targa bianca è affissa di fianco all’ingresso della sede del Gruppo Operativo Mobile: ricorderà a imperitura memoria una delle figure più significative per la storia della sicurezza penitenziaria italiana, quella del Generale di Brigata del Corpo degli Agenti di Custodia Enrico Ragosa. La cerimonia di intitolazione della Palazzina 4/A, presso la Scuola di Formazione e Aggiornamento “Giovanni Falcone”, si è svolta questa mattina alla presenza dei due figli, Simone e Carlo, e di altri familiari del Generale. Con loro, rappresentanti dell’Amministrazione Penitenziaria e una gran folla di colleghi e amici del Generale.

“Di lui resta il ricordo vivo di un uomo che ha dedicato ogni energia al Corpo e alla giustizia e che non è mai uscito dal cuore del suo personale”, ha affermato il direttore del GOM Silvio Gallo aprendo la serie di interventi istituzionali della cerimonia. “Per me è un momento di profonda commozione – ha detto il direttore generale delle Specialità del Corpo di polizia penitenziaria Augusto Zaccariello – per averlo conosciuto e aver lavorato alcune volte al suo fianco. Intitolare un luogo di appartenenza e di operatività del Corpo a Enrico Ragosa significa imprimere su queste mura il nome di un uomo che ha protetto la storia del Corpo degli Agenti di custodia e della Polizia penitenziaria”. “Come presidente della Commissione Ricompense, ho avuto la possibilità di testare il suo valore nel momento in cui abbiamo assistito, credo caso unico, a un effluvio di richieste, di mail e di note da tutte le categorie dell’Amministrazione: significa che era un riferimento autentico per tanti”, ha sottolineato il vice capo del Dipartimento Massimo Parisi, intervenuto su delega del capo del DAP.
Grande commozione ha suscitato nei presenti la lettura di un messaggio scritto per l’occasione dai figli del Generale. “Tra le motivazioni di questa intitolazione – si legge in un passaggio – ci sono tutti i meriti di nostro padre: il suo alto profilo professionale, le intuizioni, le innovazioni, le operazioni in prima linea e il sacrificio”. Sacrificio che, come sottolineato dai due figli, ha riguardato soprattutto il tempo sottratto alla famiglia per “un bene superiore”. Tempo che, successivamente, gli è stato restituito, perché “da pensionato, era con noi. Quello che vogliamo raccontarvi è che papà è stato sicuramente un grande generale e un enorme uomo di Stato, ma come padre, come nonno e come fratello è stato anche meglio”.
La cerimonia si è conclusa con una preghiera e la benedizione della targa da parte di don Marcello Bussotti, cappellano del DAP.

La scelta di intitolare a Enrico Ragosa la sede del GOM ha un particolare valore simbolico: proprio dalla sua esperienza e dalla sua visione nacque infatti il Servizio Coordinamento Operativo della Polizia Penitenziaria, struttura che costituì il principale antecedente del Gruppo Operativo Mobile. La scopertura della targa da parte del direttore del GOM e la consegna del decreto di intitolazione ai figli hanno rappresentato oggi il momento conclusivo di un ideale passaggio di testimone tra la memoria di chi contribuì a costruire quelle strutture e gli uomini e le donne che oggi vi prestano servizio.
Enrico Ragosa, classe 1945 e lombardo della provincia di Pavia, entra giovanissimo nel Corpo degli Agenti di Custodia, percorrendo una lunga carriera che lo porterà fino al grado di Generale e, infine, alla carica di direttore generale dell’Amministrazione Penitenziaria.
La sua figura emerge in particolare negli anni in cui il sistema penitenziario deve confrontarsi con la presenza e il potere delle organizzazioni mafiose dentro le carceri. Negli anni Ottanta è responsabile delle squadre speciali destinate a essere inviate nei diversi istituti in occasione di situazioni particolarmente delicate. Nel 1993, all’indomani delle stragi mafiose che causarono la morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, assume il comando del Servizio Coordinamento Operativo Polizia Penitenziaria (SCOPP), struttura appena istituita che aveva compiti particolarmente delicati: dalla vigilanza e sicurezza dei detenuti coinvolti in procedimenti penali di particolare rilevanza, alle perquisizioni straordinarie negli istituti; dalla riorganizzazione di strutture detentive, alle attività connesse a specifiche deleghe investigative dell’autorità giudiziaria.

Il passaggio successivo arriva nel maggio 1997, con la costituzione del Gruppo Operativo Mobile, struttura destinata a contribuire alla lotta alla criminalità organizzata all’interno degli istituti penitenziari. Il neonato GOM assorbe personale, mezzi e attrezzature dello SCOOP, assumendone e sviluppandone le competenze operative.
Nel 1999 l’allora ministro della Giustizia Oliviero Diliberto lo chiama a dirigere l’Ufficio per la Garanzia Penitenziaria (UGAP), struttura che aveva il compito di acquisire e valutare le informazioni relative alle situazioni di rischio e di coordinamento di alcune attività istituzionali connesse al GOM e alle funzioni di polizia giudiziaria svolte dalla Polizia penitenziaria.
Ma la carriera di Ragosa non rimane confinata solo negli istituti penitenziari. Tra gli incarichi successivi c’è anche quello di guidare una missione di funzionari del Ministero della Giustizia italiano in Kosovo, con il compito di contribuire alla ricostruzione e alla riorganizzazione del sistema penitenziario locale nel dopoguerra. È la prima missione internazionale per il Corpo di polizia penitenziaria. Negli anni successivi ricopre incarichi dirigenziali all’interno del DAP, fino alla nomina a direttore generale dell’Ufficio Beni e Servizi. Rimane in servizio fino all’agosto del 2018.
Enrico Ragosa muore a Voltri (Ge) il 10 settembre 2025, all’età di 80 anni, dopo una lunga malattia. Oggi l’intera comunità penitenziaria si è stretta affettuosamente attorno ai suoi figli e familiari per ricordare, con orgoglio, la statura e l’importanza di questo grande servitore dello Stato.
