Al Salone della Giustizia il sistema penitenziario tra presente e futuro

ott

28

2026
Salone della Giustizia - Balboni e De Michele
Salone della Giustizia - Balboni e De Michele

 

Le principali sfide del sistema penitenziario italiano al centro della seconda giornata del Salone della Giustizia. Tra rafforzamento degli organici, ammodernamento delle strutture, tutela della sicurezza e valorizzazione della funzione rieducativa della pena. Moderati dal giornalista Mediaset Paolo Liguori, sono intervenuti il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni e il capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Stefano Carmine De Michele.

In apertura, il nodo del personale di Polizia penitenziaria, chiamato a operare in un contesto segnato da una prolungata carenza di organico e dall’innalzamento dell’età media degli agenti. In questa direzione, ha evidenziato Balboni, si colloca "il piano straordinario di assunzioni volto a favorire il ricambio generazionale e a rafforzare progressivamente la dotazione organica, insieme alle misure adottate per accelerare l’ingresso delle nuove risorse”.

Successivamente, il confronto si è concentrato sull’importanza degli interventi infrastrutturali. Il piano straordinario di edilizia carceraria, coordinato dalla Presidenza del Consiglio e finanziato con 900 milioni di euro, punta alla realizzazione di oltre 10mila nuovi posti detentivi entro la metà del 2027, attraverso nuove costruzioni e recupero di sezioni dismesse. “A questo – ha sottolineato De Michele - si affiancano gli interventi programmati dal Dap e le iniziative per l’efficientamento energetico degli istituti, con l’obiettivo di migliorare sicurezza, vivibilità e funzionalità degli ambienti”. Tra le misure prospettate figura anche il rafforzamento delle competenze tecniche a supporto della manutenzione.

Ampio spazio è stato dedicato al tema della funzione rieducativa della pena e del reinserimento sociale delle persone detenute. “Lavoro, istruzione e formazione professionale rappresentano strumenti essenziali per favorire il ritorno alla legalità e ridurre il rischio di recidiva”, ha ricordato il sottosegretario, sottolineando che “in tale prospettiva si inseriscono gli interventi per ampliare le opportunità lavorative dentro e fuori dal carcere e le misure di accoglienza destinate alle persone che potrebbero accedere a percorsi alternativi alla detenzione, ma sono prive di un domicilio idoneo”.

Sulla sicurezza penitenziaria, Balboni ha evidenziato che “la Polizia penitenziaria svolge da tempo attività di raccolta informativa e di polizia giudiziaria che sono fondamentali per il contrasto alla criminalità organizzata, affiancate da competenze scientifiche, come quelle del laboratorio per l’analisi del DNA, e dall’impiego di reparti altamente specializzati quali il Gruppo Operativo Mobile”.

Un ulteriore fronte ha riguardato la tutela della salute in carcere, tema sul quale il capo del Dap ha ricordato “le iniziative per la prevenzione dei suicidi e degli atti di autolesionismo, il supporto psicologico e gli interventi per i detenuti con gravi disabilità, interventi che confermano la necessità di coniugare le esigenze di sicurezza con un’attenzione concreta alla dignità della persona”. In questo quadro si collocano anche le misure per affrontare il problema delle dipendenze, “nelle quali occorre favorire l’accesso a percorsi terapeutici in strutture accreditate e rafforzando le possibilità di recupero”.

È stato infine sottolineato il grande contributo offerto dalla tecnologia nel contrasto all’introduzione di telefoni cellulari e di altri oggetti illeciti negli istituti penitenziari: sistemi di inibizione delle comunicazioni non autorizzate, reti anti-drone e potenziamento delle unità cinofile “concorrono a rafforzare il controllo e a impedire collegamenti illeciti con l’esterno”, ha concluso il sottosegretario Balboni.