Posto un cippo alla memoria degli Agenti di custodia delle foibe triestine
ott
30
2026
Nel luogo simbolo della memoria delle vittime delle foibe, presso il Sacrario di Basovizza, è stato inaugurato oggi il cippo dedicato a Ernesto Mari, Angiolo Bigazzi e Filippo Del Papa, tre appartenenti al Corpo degli Agenti di Custodia barbaramente trucidati nel maggio del 1945 e gettati nell’Abisso Plutone. Alla cerimonia sono intervenuti il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni, il capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Stefano Carmine De Michele e il direttore della Casa circondariale di Trieste “Ernesto Mari” Selena Marchiori. Insieme ad alcuni familiari dei caduti, erano presenti anche il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, il prefetto della città Giuseppe Petronci, il direttore generale delle Specialità del Corpo di polizia penitenziaria Augusto Zaccariello, il direttore generale dei Beni, dei servizi e degli interventi in materia di edilizia penitenziaria Rosella Santoro e il comandante del reparto dell'istituto triestino Guido Tipaldi.
La scopertura del monumento restituisce alla memoria del Paese tre servitori dello Stato e la loro tragica vicenda, nella quale la fedeltà al dovere si intrecciò con la violenza e le persecuzioni che segnarono Trieste e il confine orientale italiano negli ultimi giorni della Seconda guerra mondiale e nell’immediato dopoguerra.
"Oggi siamo qui per adempiere a un supremo dovere morale: rendere giustizia alla verità e custodire la memoria storica della Nazione. Il sacrificio di Ernesto Mari, Angiolo Bigazzi, Filippo del Papa e di tutte le vittime delle foibe non è solo una tragica pagina di storia, ma un monito vivente che interpella la nostra coscienza di cittadini e di servitori dello Stato", ha dichiarato il sottosegretario Balboni nel corso del suo intervento. "All'Amministrazione Penitenziaria e alle donne e agli uomini della Polizia Penitenziaria va oggi non soltanto la gratitudine della Nazione, ma l'impegno solenne a non lasciar cadere nell'oblio il loro valore".
Ernesto Mari, maresciallo maggiore e comandante del carcere triestino del Coroneo, Angiolo Bigazzi, brigadiere e vicecomandante, e Filippo Del Papa, agente di custodia, erano in servizio presso le carceri giudiziarie di Trieste. Il loro destino viene segnato il 1° maggio 1945, quando le truppe jugoslave, entrate in città, danno inizio a una occupazione durata circa sei settimane. In quel contesto, accanto alla conclusione del conflitto e alla liberazione dal nazifascismo, si consumarono arresti, deportazioni, esecuzioni sommarie e persecuzioni nei confronti di persone individuate come fasciste, collaborazioniste o comunque considerate avversarie dei vincitori.

Anche il carcere del Coroneo fu investito direttamente da quegli avvenimenti. Il personale del Corpo degli agenti di custodia venne estromesso dalle proprie funzioni e obbligato a presentarsi presso un altro istituto penitenziario. Fu in tale circostanza che Mari, Bigazzi e Del Papa vennero arrestati, torturati e sottoposti a interrogatori. Secondo le testimonianze raccolte negli anni successivi, le accuse nei loro confronti furono utilizzate nell’ambito di un procedimento sommario, conclusosi con la condanna a morte mediante infoibamento.
Nella notte tra il 24 e il 25 maggio 1945, i tre agenti furono prelevati insieme ad altri sedici prigionieri e fatti salire su un autocarro diretto verso una destinazione ignota ai familiari. Furono condotti nell’area carsica di Basovizza, dove vennero uccisi e i loro corpi gettati nell’Abisso Plutone.
Per i congiunti cominciò allora un lungo periodo di angoscia. Per mesi, e poi per anni, le famiglie cercarono notizie dei propri cari, ricevendo informazioni che lasciavano supporre una deportazione nei campi di prigionia jugoslavi. La verità emerse il 17 maggio 1947, quando l’ispettore Umberto De Giorgi, impegnato nelle ricerche, individuò i resti dei tre agenti sul fondo della foiba, a circa 185 metri di profondità, insieme ad altri corpi. Il riconoscimento e le successive indagini contribuirono a ricostruire la sorte degli scomparsi e ad accertare le responsabilità dell’eccidio.
La vicenda dei tre Agenti di custodia si inserisce nella più ampia tragedia delle foibe, una delle pagine più dolorose e complesse della storia italiana del Novecento. Diverse cavità naturali tipiche del territorio carsico, le foibe, furono appunto utilizzate per occultare i corpi delle persone uccise durante le violenze che interessarono l’Istria, la Venezia Giulia e le aree circostanti negli anni dal 1943 al 1945. Tra le vittime si contano funzionari e appartenenti alle forze dell’ordine, militari, esponenti delle istituzioni, persone accusate di collaborazionismo e semplici cittadini perseguitati per ragioni politiche o per la loro appartenenza nazionale.
Le violenze si svilupparono in un territorio segnato da decenni di contrapposizioni nazionali, dalle politiche di italianizzazione del periodo fascista, dall’occupazione nazista e dalla guerra partigiana. Ma la complessità del contesto storico non attenua la gravità dei delitti commessi: arresti arbitrari, torture, esecuzioni senza regolare processo e deportazioni rappresentarono una negazione della dignità umana e dei principi fondamentali della giustizia. A distanza di anni, il Sacrario di Basovizza costituisce un luogo di raccoglimento e di testimonianza, nel quale la memoria delle vittime richiama il valore della pace, del rispetto della persona e del rifiuto di ogni forma di violenza politica e nazionale.
Con l’inaugurazione del cippo, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria rende omaggio ai tre appartenenti al Corpo e alle loro famiglie, lasciate per lungo tempo senza notizie sulla sorte dei loro cari. Non soltanto un segno commemorativo, quindi, ma un richiamo al valore del sacrificio di quanti hanno servito lo Stato e alla responsabilità delle istituzioni di preservare la memoria di una delle pagine più difficili della nostra storia.
Nel loro ricordo, tre istituti penitenziari portano oggi i loro nomi: la Casa circondariale di Trieste è stata intitolata al maresciallo Ernesto Mari, a cui è stata conferita anche la Croce al Merito di Guerra alla Memoria. Le case circondariali di Gorizia e Vicenza recano rispettivamente i nomi del brigadiere Angiolo Bigazzi e dell'agente Filippo Del Papa.
