Torino, salvo il bambino rianimato da un’agente penitenziaria
Feb
06
2025
Ha salvato la vita a un bambino di quattordici mesi, ma Arianna Bartolozzi, agente scelto di Polizia Penitenziaria in servizio alla casa circondariale Lorusso Cotugno di Torino, sembra sorpresa dal clamore e dalle lodi ricevute per il suo gesto. Un gesto “che andava semplicemente fatto”, afferma.
Oggi racconta l’esperienza vissuta senza nascondere l’emozione. “Ho sentito una donna chiedere di uscire dalla sala colloqui, dove ero di servizio, perché il suo bambino dava segni di malessere. Ho aperto e quando ho visto il piccolo già molto sofferente, in preda alle convulsioni, ho avuto paura. Ma, anziché bloccarmi, la paura mi ha spinto ad agire. Sono una madre e penso che i figli siano un dono che va protetto a qualsiasi costo. In un primo momento ho chiesto a una persona che accompagnava la donna, forse una parente che sembrava conservare una certa lucidità, di effettuare pacche interscapolari. Ma il piccolo non reagiva, era ormai cianotico, con gli occhi retroversi e privo di sensi.. Allora non ho più esitato e ho praticato il Basic Life Support, la manovra di rianimazione pediatrica. Il bimbo ha ripreso subito a respirare e poco dopo sono arrivati i soccorsi”.
Arianna descrive il suo intervento con termini tecnici che denotano una competenza professionale in materia. “Sono laureata in infermieristica – svela – e ho operato come volontaria nelle ambulanze prima di entrare nel Corpo di Polizia penitenziaria”.
Originaria di Pistoia, madre di due bambini, si è arruolata nel 2019. “Una scelta convinta – si affretta a precisare – Sono sempre stata attratta dalle peculiarità di una forza di polizia che opera per attuare i valori di giustizia e umanità in un ambiente tanto complesso come il carcere”.
Non manca di sottolineare il ruolo avuto dai suoi colleghi in quanto accaduto, da quelli che hanno rassicurato il padre del piccolo rimasto all’interno della sala colloqui, al coordinamento che c’è stato per chiamare i soccorsi, giunti tempestivamente. “Siamo un gruppo affiatato e questo ha una ricaduta importante sul lavoro. E’ fondamentale essere sulla stessa lunghezza d’onda con i colleghi, soprattutto essere orgogliosi del ruolo che svolgiamo, purtroppo non sempre riconosciuto e valorizzato”.
