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Speciale Pyeongchang 2018, storia dei Giochi Olimpici Invernali

Feb

05

2018
Speciale Pyeongchang 2018
Speciale Pyeongchang 2018

GIOCHI OLIMPICI INVERNALI, UNA BREVE STORIA

Olimpiadi invernali: è cominciato tutto quasi per caso, nel 1924, a Chamonix.
A dire il vero, già a Londra 1908 e a Stoccolma 1912 si erano disputate gare di pattinaggio e di hockey su ghiaccio, ma nell’ambito dei Giochi Olimpici estivi. Poi, in occasione del Congresso Olimpico del 1921, nell’ansia di rinascita a cinque cerchi del Primo Dopoguerra, i delegati ebbero l’idea di dar vita ad una “Settimana Internazionale Sportiva” dedicata alle discipline della neve e del ghiaccio, che si tenne appunto a Chamonix, in Francia, dal 25 gennaio al 5 febbraio 1924.
Visto il successo dell’evento, a posteriori il CIO decise di dare un imprimatur retroattivo alla manifestazione, riconoscendo quelle gare come la prima edizione dei Giochi Olimpici invernali.
In quell’edizione inaugurale si disputarono 16 prove – nelle discipline del Pattinaggio su ghiaccio di velocità e di figura, nello Sci nordico, nel Curling, nell’Hockey su ghiaccio e nel Biathlon, o meglio nella forma antesignana di questo sport, la gara delle Pattuglie Militari – e alle gare presero parte 258 atleti di 16 Nazioni (solo 11 le donne presenti).
In Francia si presentarono anche degli atleti italiani, quasi clandestinamente: il miglior piazzamento azzurro fu quello del bob a quattro, sesto in classifica. D’altronde, un anno prima, nel 1923 a Cortina d’Ampezzo, era stata realizzata una delle prime piste artificiali del bob.
Da allora si sono susseguite edizioni sempre più importanti e coinvolgenti, quasi ad eguagliare in popolarità e appetibilità mediatica – “audience”, come si dice ora – i Giochi Olimpici estivi: St. Moritz 1928, Lake Placid 1932, Garmisch-Partenkirchen 1936, St. Moritz 1948, Oslo 1952, Cortina d’Ampezzo 1956, Squaw Valley 1960, Innsbruck 1964, Grenoble 1968, Sapporo 1972, Innsbruck 1976, Lake Placid 1980, Sarajevo 1984, Calgary 1988, Albertville 1992, Lillehammer 1994, Nagano 1998, Salt Lake City 2002, Torino 2006 (la prima con una partecipazione degli atleti della Polizia Penitenziaria e Carolina Kostner portabandiera della squadra italiana), Vancouver 2010 (dove le Fiamme Azzurre erano presenti anche nel settore paralimpico, e sul podio con la coppia IV Gian Maria Dal Maistro-Tommaso Balasso) e Sochi 2014 (in Russia la prima medaglia olimpica invernale, con Carolina Kostner bronzo nel pattinaggio di figura).
Quanto a capacità di reggere la scena, non può passare inosservata l’operazione compiuta dal CIO nello scindere la cadenza quadriennale dei Giochi invernali rispetto a quelli estivi: con l’obiettivo di avere stagioni “olimpiche” ogni due anni, e con tutte le implicazioni di marketing che si possono immaginare.
Anche il programma tecnico e la partecipazione numerica degli atleti sono cresciuti di pari passo, così come la voglia dei nostri campioni di essere protagonisti. I risultati della squadra italiana sono stati nel tempo sempre più lusinghieri, soprattutto nelle ultime edizioni: e non possiamo dimenticare che agli azzurri è legato uno dei momenti più ricchi di pathos dell’intera storia olimpica, la volata mozzafiato della staffetta nordica 4x10km a Lillehammer ’94, con il sappadino Silvio Fauner a precedere di pochi centimetri l’ultimo frazionista norvegese. Dopo un testa a testa durato quaranta chilometri - fatto di continui allunghi, sorpassi e recuperi – questi quattro ragazzi azzurri venuti dal profondo sud del continente precedettero di pochi decimi i giganti del nord, lo strafavorito quartetto di casa, davanti alla famiglia reale norvegese e a centinaia di migliaia di appassionati, distribuiti sul percorso e stipati sulle tribune dello Stadio Olimpico di Lillehammer. Uno spettacolo indimenticabile, soprattutto per noi.